ROMA JAZZ FESTIVAL 2018 – PROGRAMMA DEI CONCERTI DAL 18 AL 20 LUGLIO: RADICAL GIPSY, RANDY WESTON, PAT METHENY. Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz, Parterre / Farnesina Social Garden
Mercoledì 18 Luglio – Casa del Jazz
Ore 21.00 I Ingresso 15 euro
RADICAL GIPSY
Daniele Gai, chitarra ritmica e voce; Gabriele Giovannini, chitarra solista; Giulio Ciani, contrabbasso
I Radical Gipsy sono un trio jazz manouche (due chitarre,voce e contrabbasso) che nasce a Roma nel 2012, con un preciso orientamento verso le sonorità del gipsy jazz inaugurato da Django Reinhardt.
Il loro repertorio propone una panoramica esaustiva del genere: dai classici di Django fino ai brani dei contemporanei passando per la chanson francese e gli evergreen della Swing Era.
La chiave distintiva del progetto è la cura degli arrangiamenti e la varietà dei colori e delle sfumature proposti. Il loro percorso si è sviluppato tra i jazz club e i festival, con importanti collaborazioni tra cui spiccano quella con il fisarmonicista francese Ludovic Beier, il violinista Florin Niculescu e il clarinettista italiano Emanuele Urso.
Tra i festival cui hanno partecipato, meritano di essere menzionati la XXVI edizione del Time in Jazz festival di Paolo Fresu e la 40esima edizione del Roma Jazz Festival.
Nel 2014 è uscito il loro disco d’esordio “Spaghetti alla Gitana” pubblicato dall’etichetta Limited Music Trade.
Giovedì 19 Luglio – Casa del Jazz
Ore 21.00 I Ingresso 28 euro
RANDY WESTON’S AFRICAN RHYTHMS QUINTET
Randy Weston, piano; Alex Blake, basso; Billy Harper, sax tenore; Neil Clarke, percussioni africane, trombone; Tk Blue, sax alto.
Randy Weston (classe 1926) è uno dei pianisti più rappresentativi della sua generazione. Si avvicina al pianoforte grazie al padre, appassionato di cultura africana che lo convince a lasciare il basket per la musica, mentre la madre lo avvicina al gospel.
Il suo incontro con Duke Ellington e quello con Thelonius Monk, poi, lasciano un segno indelebile nella sua formazione musicale. Nel 1955 arriva il riconoscimento di DownBeat che lo nomina miglior pianista emergente. Seguono poi diversi viaggi in Africa che gli hanno permesso di approfondire le sue conoscenze riguardo alla cultura e alla musica africana. L’elemento che torna più spesso nella sua produzione musicale è il suo legame, profondo e inestinguibile, con l’Africa. Una costante che anche oggi, cinquant’anni dopo, lo porta a un’incessante attività di ricerca musicale che si fonda sul rapporto tra il jazz e le radici più profonde dell’odierna musica afroamericana. Il suo stile, definito da alcuni “monkafricano” per il modo in cui si ispira fortemente allo stile di Monk riallacciandosi, al contempo, alle radici sonore del Continente nero, ha dato vita nel corso degli anni a diversi progetti. Tra questi, l’esperienza con i Master Gnawa Musicians, depositari di una
Venerdì 20 Luglio – Cavea Auditorium Parco della Musica
Ore 21.00 I Ingresso 35/45/55/60 euro
AN EVENING WITH PAT METHENY
Pat Metheny, chitarra; Antonio Sanchez, batteria; Linda May Han Oh, contrabbasso e basso elettrico; Gwilym Simcock, pianoforte e tastiere.
Dopo aver vinto ben 20 Grammy Award ed essere stato inserito nella “Hall of Fame” della prestigiosa rivista americana Downbeat, Pat Metheny è ormai unanimemente considerato uno dei migliori chitarristi al mondo.
Quest’anno, Pat Metheny arriva al Roma Jazz Festival con un progetto che lo vede accompagnato da musicisti di prim’ordine quali Antonio Sanchez alla batteria, Linda May Han Oh al contrabbasso e basso elettrico e Gwilym Simcock pianoforte e tastiere, per un live che si preannuncia come uno dei più attesi di questa edizione.
Una line-up che anticipa un live strepitoso, nel quale l’eccezionale senso del ritmo della Oh si mescolerà al pianismo sofisticato di Simcock. A fare da insostituibile collante tra queste diverse sensibilità, sarà il drumming deciso di Antonio Sanchez, musicista dall’eccellente tecnica apprezzato in tutto il mondo.
Il concerto di Pat Metheny sarà dunque un contenitore di vecchi e nuovi successi, il tutto proposto in una formula aperta all’improvvisazione e all’estro dei componenti di questo eccezionale quartetto.
