RÉCLAME: ESCE IL 20 MAGGIO “LA VITA, L’AMORE E QUELLO CHE RESTA.” IL NUOVO ALBUM

11 Maggio 2022

Esce il 20 maggio “LA VITA, L’AMORE E QUELLO CHE RESTA.”, il nuovo album dei RÉCLAME, secondo lavoro discografico che arriva a due anni di distanza dal precedente “Voci di Corridoio”, prodotto da Daniele Sinigallia, in cui era contenuto anche il brano “Il Viaggio di ritorno”, selezionato per la finale di Sanremo Giovani 2019.

I Réclame continuano a muoversi su un pop elegante e ricercato, in cui prendono la lezione dei cantautori del passato, rielaborandola e rendendola propria in un progetto del tutto originale che mantiene saldo il contatto con il presente e le sonorità più moderne.

Anticipato dal brano “Conseguenze”, “La Vita, l’Amore e quello che resta.” parte da uno dei temi più cari all’arte, l’Amore, declinandolo nello stile musicale della formazione, in cui le diverse storie e i personaggi si innestano su un tema comune che prende direzioni varie e molteplici, in cui a dominare è sempre l’indagine sulle relazioni umane e le loro complessità.

Link al videoclip del brano “Conseguenze” su YouTube:

“LA VITA, L’AMORE E QUELLO CHE RESTA.” – IL DISCO

Il disco è stato concepito come una serie di variazioni sul tema amoroso. I brani che lo compongono si configurano come diverse declinazioni del tema principale e analizzano le sue possibili diramazioni ed esiti, a partire da narrazioni differenti e complementari: dal tradimento, alla violenza domestica, a una relazione socialmente inaccettabile, passando per coppie alla deriva e addii difficili da sostenere.

Il tono del disco non è univoco, in quanto alterna momenti riflessivi ad altri drammatici, rabbiosi e nostalgici, nel tentativo di restituire la complessità propria dei rapporti umani.

Le coppie, che prendono vita nei vari brani, sono molteplici e caratterizzate da sonorità e strutture che cambiano costantemente. L’opera è articolata come un crescendo che, nel finale, porta ad una deflagrazione formale e contenutistica, in cui il ritorno alla vita ed agli affetti si scontra con l’ambiguità dell’agire umano, la difficoltà di superare i propri traumi e, soprattutto, di fare i conti con quello che resta dopo una fine.

TRACKLIST

01_CONSEGUENZE

02_PER INNAMORARCI

03_CHI ERA?

04_LOLITA

05_FINCHÉ MORTE NON VI SEPARI

06_SAREBBE STATO MEGLIO COSÌ

07_PENSACI SU

08_È TUTTO NIENTE

09_RICOMINCIARE DA QUI

10_E QUELLO CHE RESTA.

Etichetta: Giungla Dischi 

Distribuzione: Artist First

Booking: Vox Concerti: concerti@voxconcerti.it

Ufficio stampa e promozione: Big Time – pressoff@bigtimeweb.mywp.it

CREDITI DISCO

Autore: Marco Fiore

Compositori: Gabriele Roia, Edoardo Roia, Riccardo Roia, Germanò Jesse Giorgio Valerio, Marco Fiore, Claudio Bruno

Prodotto da i Réclame, Claudio Bruno e Jesse Germanò

Registrato e missato da Jesse Germanò

Assistant engineer – Cristiano de Palo

Mastering – Matt Colton

Archi: Andrea Di Cesare e Réclame hanno composto gli archi nel brano “Conseguenze”.

Gli archi, Violino, Violino elettrico distorto, Viola e viola bassa, sono stati eseguiti da Andrea Di Cesare che li ha prodotti e registrati allo studio “The Sound of Violins” di Milano, di Andrea Di Cesare.

Realizzazione grafica: Marina Angelucci

Foto: Matteo Consolazione

GUIDA ALL’ASCOLTO DEL DISCO “LA VITA, L’AMORE E QUELLO CHE RESTA.” BRANO PER BRANO

CONSEGUENZE

La canzone parla di una giovane coppia allo sfacelo. Le parole di rabbia, paura e rassegnazione, espresse all’interno del brano, possono essere riferite indistintamente ad entrambi i coniugi. Pertanto non c’è un punto di vista oggettivo, dal quale viene osservata la vicenda, quanto, piuttosto, un dialogo tra le parti, fatto di espressioni colloquiali e immagini surreali, che restituisce il conflitto senza schierarsi. Il brano è incentrato sulla pulsazione ritmica del pianoforte e della batteria, ai quali s’intrecciano basso, chitarra slide ed archi. Le sonorità si rifanno, prevalentemente, ad una parte britpop degli anni 90’, soprattutto nell’utilizzo che viene fatto degli archi, e alle atmosfere pulsanti, eccentriche e avvolgenti del Lucio Dalla fine anni 70’.

PER INNAMORARCI

Chiudere con il passato non è sempre facile, soprattutto se persiste la convinzione che, in fin dei conti, sarebbe potuto andare tutto diversamente se solo ci fossero state le giuste condizioni e i tempi fossero stati più maturi. La relazione, narrata nel brano, è minata alle fondamenta dalla madre della ragazza: una donna autoritaria che, non vedendo di buon occhio il compagno della figlia, tenta di allontanare i due innamorati. Il senso di oppressione, che tormenta la ragazza, è oggettivato dal rosario che indossa al collo: un regalo della madre, simbolo dell’ascendente esercitato su di lei.

CHI ERA?

Il tema del brano è un supposto tradimento, consumato alle spalle del marito. Il sospetto, che non si risolve mai in una certezza, s’annida tra le quattro pareti domestiche, inondate dalla calura estiva. L’intera vicenda, fatta di incertezze stagnanti e dubbi lancinanti, è esposta dal punto di vista dell’uomo. Le domande senza risposta, reiterate all’interno dell’inciso, inducono il narratore a riflettere sulla sua precaria condizione, senza però spingerlo a cambiarla definitivamente.

LOLITA

“Venire al mondo e cambiare nome è un privilegio riservato a pochi.”

Il brano, ispirato all’omonimo romanzo di Nabokov, racconta un amore, socialmente non accettabile, tra un uomo maturo e una giovane ragazza. La fuga d’amore si consuma, lontano da occhi indiscreti, su un lido deserto dove i due sono soliti passeggiare.

L’atmosfera sonora, evidenziata dalla musica dilatata e sospesa della prima sezione, assomiglia quasi ad un lungo sogno ad occhi aperti destinato ad infrangersi, come le onde sullo sfondo, contro la granitica realtà: un amore proibito non può che bruciare appartato, alla larga da tutto e da tutti.

FINCHÉ MORTE NON VI SEPARI

Il brano ritrae una violenza domestica, perpetrata ai danni della moglie. Il matrimonio infelice è visto con gli occhi del padre della sposa: spettatore impotente di fronte alla tragica condizione della figlia, che, nonostante i soprusi e le violenze, continua, imperterrita, ad amare il marito e ad “annegare il dolore nei suoi abbracci ritrovati”. L’epilogo della narrazione, evidente già dal titolo, è una morte frutto di un amore contraddittorio, perverso, infedele al suo principio e amaramente vicino a molte delle cronache odierne.

SAREBBE STATO MEGLIO COSÌ

La relazione amorosa, descritta all’interno del brano, è fondata sull’idealizzazione, da parte del coniuge, della sua compagna. Ma vivere d’illusioni e false aspettative può rivelarsi pericoloso e deleterio.

Il compromesso con la realtà, pertanto, diventa necessario al fine di smarcare l’assurdità di un mondo in cui i sentimenti, così come le persone, talvolta si rivelano essere mere proiezioni dei nostri desideri, immagini falsate che non corrispondono alla realtà, idee senza corpo.

PENSACI SU

Il brano è incentrato su un addio. La separazione tra i due amanti dà adito a ripensamenti e meditazioni riguardo alla dolorosa condizione che stanno vivendo. Un riavvicinamento, forse, è ancora possibile, ma cancellare ciò che è accaduto no.

È TUTTO NIENTE

L’immobilismo più totale e la speranza di un ritorno alla vita ed agli affetti muovono le fila del brano. È l’inizio di una fine, che coincide anche con la fine del disco, in cui il disastro sentimentale e, con esso, l’impossibilità di rimarginare le ferite subite sembrano essere inequivocabilmente compiuti. Eppure qualcosa, nel profondo, ancora si agita e non si arrende ad una condizione, che sembra essere definitiva e già decisa.

RICOMINCIARE DA QUI

L’ultimo atto del disco è composto da una riflessione esistenziale, mossa dalla volontà di ricominciare, in qualche modo, ad amare e a vivere in maniera più consapevole e piena. Venire a patti con la complessità di ciò che ci circonda, con la contraddittorietà dell’agire umano e con una sostanziale incertezza di fondo, che regola le nostre vite, si rivela essenziale per acquisire una maggiore cognizione di sé e del reale. Il brano getta, in ultima istanza, un flebile spiraglio di luce sull’intera narrazione avvenuta all’interno del disco: una luce che, tuttavia, può solo illuminare le nostre disgrazie ma non esorcizzare le nostre paure.

E QUELLO CHE RESTA.

Non è la fine a spaventarci ma fare i conti con quello che resta. L’explicit del disco è composto da un monologo, incentrato su un’incipiente forma di depressione, che mina non solo i rapporti coniugali ma anche quelli familiari. In questa breve appendice sonora, il canto cede il passo alla declamazione e la musica al rumore: qualcosa è andato perso, ma sta ad ognuno di noi capire che cosa e, soprattutto, come vincere la sua assenza.

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