MONDO INFERNO


“Mondo Inferno” è il nuovo progetto di Manuele “Max Stirner” Fusaroli, poliedrico artista e produttore di molta della scena indipendente contemporanea.

MANUELE FUSAROLI – (AUTO) BIOGRAFIA

Un brutto pomeriggio di un paio di anni fa volevo fare pulizia in uno degli hard disk del computer del mio studio e ho trovato una cartella, dove erano raccolti i brani che avevo scritto negli ultimi anni. Saranno stati una ventina.

Già Luca Carboni, Marina Rei, Andrea Mirò e altri ancora avevano cantato e pubblicato mie canzoni, ma mi ero accorto che ce n’erano una manciata che erano troppo personali per poter essere interpretate da altri artisti. In particolare una decina di queste rappresentava bene gli ultimi anni che ho vissuto tra enormi onde,  che talvolta ho surfato e che altre volte mi hanno sbattuto sugli scogli.

Ho deciso di raccoglierle e di dare a tutte loro un vestito occupandomi anche della realizzazione dei videoclip al grido di “un altro pop è possibile”.

E’ così nato MONDOINFERNO, il mio nuovo progetto dove  ho deciso di raccogliere canzoni che rappresentano una fetta importante e piena della vita mia e dei miei cari.

Sono finestre da dove si può guardare la parte più profonda e intima degli ultimi anni che ho vissuto con un cuore di vetro tra due mani di pietra.

L’autopsia di un amore, la riabilitazione da numerose dipendenze, il desiderio di ritrovare la spiaggia dei miei sogni ricorrenti in cui si vive tutti felici circondati dalle persone a cui si vuole bene.

Il nome “MondoInferno” viene dal titolo dell’album di DonVito e i Veleno “Hell Mundo!” (La tempesta dischi 2008) scritto venti anni fa ma pubblicato solo nel 2008. “Lento e riflessivo” scriveva la maestra nelle mie pagelle delle elementari.

Dopo aver passato questo ventennio da musicista fieramente artigiano a produrre e scrivere contribuendo a sfondare le orecchie degli ascoltatori che superbamente valutavo con un gusto un pò più alto della media, mio malgrado devo fare i conti con la scena che oggi viene definita “indie” in Italia e in cui fatico veramente a trovare qualcosa di anche solo decente.

Ho sempre misurato la bontà di un’idea musicale con il metro della vergogna. Il senso è : “mi vergognerei a cantarla o suonarla?” Se la risposta è “si” allora meglio lasciar perdere.

Al contempo credo che, per non doversi fare quella sciocca domanda, basti essere sinceri.

Passati gli anni della protesta mi è rimasta la voglia, che è più una necessità, di usare la musica solo come una terapia. Ogni canzone di questo disco è un momento di autoanalisi, dove le parole escono di getto su musiche sognate la notte precedente. Vengono da cartelle dimenticate dentro ad un computer pieno solo di musica e fortunatamente non soffrono il tempo.

In questa società liquida dove i non luoghi la fanno da padroni, sento di dover pubblicare la parte più sincera e profonda che appartiene alla realtà del quotidiano. I fenomeni più effimeri sono una leggerezza frutto di una ricerca durata una vita, in un linguaggio mai riduttivo ma sempre comprensibile, che permette di avere vari livelli di ascolto e di interpretazione.

L’amore, la droga, la voglia di vivere e la malattia, la ricerca di un semplice bacio che liberi un’anima incatenata ad un perenne inverno, Il fegato e lo stomaco come la versione underground del cuore. Un cuore di vetro che vive perennemente tra due mani di pietra.

Cosi scrivevano gli Zen Circus per il press kit di “andate tutti affanculo”, non lo ricordavo affatto ma mi ci ritrovo (con il tempo mi sono ammorbidito) e li ringrazio:

“Manu è un produttore d’altri tempi: è pieno di personalità, genialità, intuizioni e anche di difetti umani notevoli. Che rendono il lavoro ancora più avventuroso. Una sorta di Phil Spector, davvero. E’ dura lavorare con lui, ma se lui ti capisce e tu riesci a rapportartici ottieni il meglio che puoi – nel 2009, in Italia – se intendi fermare della musica su supporto.

E’ un grande amico comunque e questo viene prima di tutto, per intenderci: se mi sposassi domani inviterei di sicuro prima lui e sua moglie dei miei parenti. E lui, di certo, non verrebbe. Questo è lavorare con lui: pazienza e sguardo lungo. Se ce l’hai, è fatta.”

Nel corso della mia carriera ho collaborato con The Zen Circus, Luca Carboni, Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Marina Rei, Mezzosangue, Rancore, Nobraino, Bugo, Management, Luci Della Centrale Elettrica, Giorgio Canali, Criminal Jokers, Andrea Mirò, Sikitikis, Train To Roots, Pierpaolo Capovilla; e sul fronte internazionale con Karate, The Van Pelt, Brian Ritchie dei Violent Femmes, Elliott Murphy Jason Molina e altri ancora.

Ho una moglie con cui sono sposato da venti anni, una figlia di sei, parecchi amici sinceri e di vecchia data

E il cassetto dei sogni vuoto.

Manuele “Max Srtirner” Fusaroli

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