MASSIMO ZAMBONI: INTERVISTA DALL’ANSA NAZIONALE SUL SUO NUOVO DISCO “CANTO L’ISOLAMENTO”

20 Dicembre 2012

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ANSA/ MUSICA: ZAMBONI,HO CANTATO L’ISOLAMENTO PER POTERNE USCIRE

(di Carlo Mandelli) (ANSA) – MILANO, 19 DIC – Una
raccolta ragionata per Massimo Zamboni che domani
pubblica il suo ‘Canto l’isolamentò, ovvero un
distillato dei tre precedenti lavori dati alle
stampe negli anni successivi al termine
dell’esperienza con i Csi. «Ho deciso di cantare
l’isolamento prima di tutto per uscirne io stesso
– racconta Zamboni, che in questo periodo sta
lavorando anche ad un album con Angela Baraldi –
perchè sono canzoni che hanno cominciato a venire
fuori dopo la storia con i Csi, testimoni di
tutta l’esperienza di vita e musica precedente.
Lasciare i Csi non è stato semplicemente uscire
da un gruppo, quanto piuttosto ripartire da zero
o da meno di zero». L’album è anche il titolo che
inaugura le pubblicazioni della neonata etichetta
discografica di Arci Mantova, la Aratro
Incisioni. «Quando ho cominciato a pensare alle
canzoni che oggi ho deciso di raccogliere, sono
partito ragionando non tanto sulle mie vicende,
ma rapportandomi a sistemi più grandi, e
riflettendo sul fatto che alcuni termini come
sconfitta, estinzione, inermità e isolamento
possano essere un comune denominatore per tutti».
Fondatore con Giovanni Lindo Ferretti dei CCCP
prima e dei Csi poi, Zamboni ha riassunto nella
nuova raccolta alcune delle canzoni scritte per i
tre lavori a cui ha lavorato da solo dall’inizio
della sua carriera solista, ovvero «Sorella
sconfitta», «L’inerme è l’imbattibile» e
«L’estinzione di un colloquio amoroso», riassunti
nel nuovo lavoro. «I personaggi di queste canzoni
mi rispecchiano alla perfezione – confessa
Zamboni – e ho voluto scegliere le voci degli
interpreti con metodo, per evitare paragoni con
il passato. La voce di Nada, ad esempio, mi
sembrava perfetta per canzoni con un grande
vissuto alle spalle, mentre quella di Fiamma per
brani più immediati e freschi. La soprano Marina
Parente, invece, era quella della drammaticità.
Poi per la prima volta mi sono confrontato con la
mia voce, perchè alcune parole avrebbero avuto
senso solo se le avessi cantate io». Tra le voci
c’è poi anche quella di Nabil Salameh dei
Radiodervish. «Nabil è un amico da anni –
racconta l’ex Csi – e ho pensato a lui per il
brano che parla di kamikaze arabi. Ho voluto
affrontare quell’argomento senza fare cronaca, ma
indagando l’intimità di chi è coinvolto in un’esperienza del genere».
(ANSA).