BIG MAMA PROGRAMMA CONCERTI DAL 24 AL 27 NOVEMBRE

BIG MAMA – PROGRAMMAZIONE DAL 24 AL 27 NOVEMBRE
THE WILLIE DIXON SONGBOOK
giovedì 24 novembre 2016
Apertura ore 21 –
Inizio concerto ore 22,30
Ingresso libero
La maggior parte dei brani di blues che girano per il mondo sono stati scritti da Willie Dixon. Ogni Jam session di blues che si rispetti ha in scaletta brani di Willie Dixon. Questo grande, enorme artista (qualcosa come 150 kg) poeta di strada, produttore, bassista, arrangiatore, talent scout ed ex pugile ha scritto e prodotto musica a Chicago per circa 50 anni. Tutti i musicisti che hanno qualcosa a che fare con il blues gli devono molto, anche se non sanno chi sia stato. Willie Dixon ha scritto circa 250 brani, e molti di questi sono dei punti fermi nel repertorio di migliaia di artisti in tutto il mondo. C’è un sacco di gente in giro che pensa che “Hoochie Coochie Man” sia stata scritta da Muddy Waters, oppure che “My babe” sia opera di Little Walter. C’è anche troppa gente convinta che “Whola lotta love” fosse un brano dei Led Zeppelin… Non è così, è tutta farina del sacco di Willie Dixon!! Questa sera saranno 3 eccellenti musicisti a ripercorrere le tappe musicali di un lungo viaggio attraverso il Blues di Willie Dixon.
LELLO PANICOÂ (chitarra) – TIM FRITZ (basso) – PIERO PIERANTOZZI (batteria)
MR TAMBOURINE BAND – THE RIDING SIXTIES PLAY BOB DYLAN
venerdì 25 novembre 2016
Apertura ore 21 –
Inizio concerto ore 22,30
Ingresso libero
Sono diversi anni che i RIDING SIXTIES hanno dedicato un loro spettacolo alla reinterpretazione delle canzoni di Bob Dylan. La recente consacrazione del cantautore americano – con il conferimento del premio Nobel per la letteratura – è l’ennesima conferma della statura poetica di questo artista, che lucidamente attraversato epoche, periodi artistici, mode e tendenze, mantenendo una personalità musicale unica e inimitabile.
Bob Dylan è l’autore che certamente ha influenzato più di ogni altro artista la musica Rock fin dal suo esordio. Un’influenza implicita che ha orientato la scrittura e la composizione di suoi grandi contemporanei, come lo stesso John Lennon. Lunghissima è la lista di cover dei suoi brani interpretati da musicisti sulle due sponde dell’Atlantico: dagli Animals agli Hollies, da Jimi Hendrix a Johnny Winter, da Johnny Cash ai Manfred Mann, dai Rolling Stones ai Byrds. Questo incessante tributo è continuato negli ultimi anni anche con i Guns and Roses e, quest’anno in Italia, con “Amore e furto” di Francesco De Gregori.
Dylan, come è ben testimoniato nell’autobiografia Chronicles, ha sempre reagito ai tentativi di chi avrebbe voluto farne un “classico”, spostando continuamente il baricentro del suo modo di scrivere e di cantare, sorprendendo e sfidando i suoi stessi fans con cover dissacranti e, a volte, quasi irriconoscibili dei suoi successi. Un vecchio ragazzo che ha dichiarato guerra alla retorica e ai miti – come quello del “profeta” – nati intorno al suo personaggio. Bob Dylan resterà la sdegnosa e inafferrabile stella guida del Rock.
I Riding Sixties sono una delle prime (e poche) band italiane ad essersi dedicate alla musica di Dylan e ai diversi sound che la celebrano, incidendo nei loro CD brani come “Highway 61 Revisited”, “Just like a Woman” e “Forever Young”
Pietro Maria Tirabassi (voce e chitarra) – Enzo Civitareale (batteria e voce) – Marco Bertogna (basso e voce) – Simone Rauso (voce e chitarra) – Alberto Bolli (piano e voce)
BLUE STUFF
sabato 26 novembre 2016
Apertura ore 21 –
Inizio concerto ore 22,30
Ingresso libero
I BLUE STUFF nascono a Napoli nel 1982, grazie all’iniziativa di Mario “Blue Train” Insenga, già animatore di un precedente progetto musicale che aveva dato vita ai Blue Box. Sin dall’inizio la band si caratterizza come una sanguigna blues band fedelmente dedita al Chicago Style. Così, mentre apparentemente i BLUE STUFF sembrano impegnati in un coerente recupero di un certo blues ilologico. Di fatto però, attraverso le loro performance, dimostrano come un linguaggio musicale antico possa rimanere di grande attualità e di grande coinvolgimento emotivo. La semplicità ed immediatezza delle strutture ritmiche, la pulizia degli schemi armonici e melodici, il calore della voce e, soprattutto, la passione per il blues e più in generale per la musica, fanno del suono BLUE STUFF un esempio di vitalità musicale.Infatti il tratto saliente del progetto sta nel fatto che esso “brilla di luce propria”, ciò a dire che i BLUE STUFF suonano del Chicago Blues, ma l’originalità delle loro composizioni li pone come una blues band viva e pulsante. D’altronde, testimonianza della vitalità di questo gruppo e’ la sempre calda accoglienza ricevuta da parte del pubblico che non resta mai impassibile di fronte alla irresistibile miscela di musica, simpatia e spettacolarità. Sul finire del 1991 nasce le collaborazione con Joe Sarnataro, ovvero l’alter ego blues di Edoardo Bennato. Nasce così il disco “E’ Asciuto Pazzo ‘O Padrone”, colonna sonora di un musical e con un lungo tour europeo. Nel 1994 a esce “L’Acqua e’ Poca” per la Sony, nel 1999 “Roba Blues” per la Cheyenne Records che pubblica anche l’ultimo lavoro “Altra Gente, Altro Blues” un nuovo CD che vede – tra gli altri – la partecipazione del polistrumentista partenopeo DANIELE SEPE. Il disco, che contiene 11 tracce originali,è una ulteriore testimonianza della capacità di questa band di saper comporre e suonare brani propri, affiancando al blues il dialetto napoletano, senza perdere il carattere dominante di questa musica. Mario Insenga (Voce, batteria, percussioni)  – Sandro Vernacchia (Chitarre, mandolino e cori)Fancesco Citera (Fisarmonica) – Emilio Quaglieri (Dobro, cori)
UT Jimi – Happy Birthday JIMI HENDRIX
domenica 27 novembre 2016
Apertura ore 21 – Â Inizio concerto ore 22,30
Ingresso libero
A quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa è ancora difficle parlare di chitarra elettrica senza nominare Jimi Hendrix. Il Big Mama dedica questa serata alla musica del geniale musicista nato a Seattle il 27 novembre 1942 che ha attraversato la storia della musica Rock come una meteora infuocata. Sul palco ci sarà ELIO VOLPINI con i suoi UT JIMI. Elio è senza dubbio uno dei migliori specialisti in Italia della musica di Hendrix, attento ricercatore di suoni e con uno stile rispettoso della tradizione del grande musicista ma sempre in continua evoluzione.
ELIO VOLPINI – voce, chitarra
GIULIO GIANCRISTOFARO – basso
LUCIANO GARGIULO – tastiere
PIERO FORTEZZA – batteria
Jimi Hendrix, ovvero la chitarra che fece la storia del rock. Il musicista di Seattle ha completamente e irreversibilmente mutato l’approccio alla chitarra elettrica, per molto tempo lo strumento principe e incontrastato del rock.
Hendrix è un ciclone che attraversa la scena del rock, proprio perché il rock è il genere musicale dove più che in ogni altro contano il suono e l’immagine, la forma, quindi, oltre che i contenuti, come si evidenzierà sempre di più col passare degli anni e con l’avvento dell’elettronica e l’evoluzione dell’iconografia rock. Nato il 27 novembre 1942 a Seattle, da ceppo familiare fatto di nativi americani, afroamericani e bianchi, James Marshall Hendrix comincia a suonare la chitarra a undici anni, poco dopo la morte della madre. A 16 abbandona gli studi e comincia a sbarcare il lunario suonando con complessi di rhythm and blues e di rock’n’roll. Dopo aver svolto il servizio militare come paracadutista, a 21 anni inizia una intensa attività da session-man. Diventa il chitarrista di Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner, King Curtis.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo e firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità. Jimi è già padrone di una tecnica superiore, il blues scorre puro lungo le corde della sua chitarra, ma l’America rapita dal beat è tutta presa dai suoi giovani fenomeni bianchi. La fama del prodigioso chitarrista giunge però alle orecchie di Chas Chandler, ex-Animals, manager a New York in cerca di nuovi talenti. Chandler lo porta con sé a Londra, dove lo introduce nel colorato mondo del flower-power inglese, propiziando l’amicizia con Donovan. Hendrix conquista l’Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli “Hey Joe” e “Purple Haze”, cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l’entourage del chitarrista alimenta l’immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso. Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l’asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell’agosto 1970 all’Isola di Wight. Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un’overdose di barbiturici. Gli afro-americani, che avevano già perso per morte violenta sia l’”apostolo” Martin Luther King, sia il leader dell’orgoglio nero Malcom X, perdono così anche colui che aveva restituito la paternità nera al rock’n’roll.
