ASSALTI FRONTALI – ONLINE “LA FINE DEI SOSPIRI (Beirut Remix)” il nuovo video di Assalti Frontali nato dal Laboratorio rap “Hip Hop 4 Peace” in LIBANO – IN ANTEPRIMA QUESTA SERA SU BLOB RAI 3

3 Maggio 2017

E’ online “LA FINE DEI SOSPIRI (Beirut Remix)”,  il nuovo video di Assalti Frontali girato in Libano da Marcello Saurino, lungo le strade di Beirut, Tripoli del Libano, Al Mina. Le scene sono state riprese durante il Laboratorio rap “Hip Hop 4 Peace” che gli Assalti hanno tenuto a Bab et Tabbaneh, quartiere a 30 km dalla Siria, con i ragazzi libanesi e siriani rifugiati. “La fine dei sospiri” è il quarto estratto dal nuovo straordinario disco di Assalti Frontali, “Mille Gruppi Avanzano” (Daje Forte daje / Goodfellas), uscito il 25 novembre scorso.

 

Il video “LA FINE DEI SOSPIRI (Beirut Remix)” verrà presentato in anteprima televisiva questa sera, nel programma di RAI 3 BLOB, in onda dalle 20.00.

 

Link al video “LA FINE DEI SOSPIRI (Beirut Remix)” di Assalti Frontali feat. Emad Shuman:

https://www.youtube.com/watch?v=QKenJytxsl0

Regia di Marcello Saurino.

 

La canzone è prodotta da Bonnot (versione originale tratta dal disco “Mille Gruppi Avanzano”). In questo “Beirut Rmx” è arricchita dalla voce di Emad Shuman cantante del gruppo Kabila. L’incontro tra Assalti e Emad è avvenuto a Beirut durante il concerto che la band romana ha tenuto allo Zico House, in quell’occasione Emad salì sul palco a cantare insieme agli Assalti proprio durante “La fine dei sospiri” ispirato dal ritmo e la melodia del pezzo. Dopo quel concerto è nata l’idea di fare il Rmx insieme.

 

Il Laboratorio di Rap “Hip Hop 4 Peace”  faceva parte del progetto europeo “Singing for peace” ed è stato raccontato, con un servizio, da Rolling Stone (marzo 2017) e dal TG3 nazionale.

Link al servizio del TG3 NAZIONALE (FUORI LINEA) del 19 marzo 2017: http://www.raiplay.it/video/2017/03/TG3-Fuori-linea-276f22e8-d628-4f06-85a0-b703238a62c3.html

 

MILITANT A SPIEGA LA CANZONE E IL VIDEO:

A volte la vita sembra una montagna da scalare, tutto appare difficile e impossibile, il mondo segnato da ingiustizie che la fanno da padrone… ma poi basta mettersi all’opera, fare qualcosa di concreto, con le mani, e i sorrisi arrivano, le cose cambiano… la musica può tutto… l’abbiamo sempre saputo e in Libano abbiamo visto coi nostri occhi che in certe situazione critiche proprio il canto e il ballo sono un chiaro messaggio di gioia e di vita, di comunità, un messaggio che può sconfiggere le guerre, allontanare i fondamentalisti e creare un nuovo mondo.

“Noi vogliamo fare il rap” c’hanno detto quei ragazzi e per questo siamo partiti, siamo andati a conoscerli e ora sappiamo che loro hanno bisogno di noi come noi di loro.

Il video è girato nel quartiere di Bab et Tabbneh, il quartiere che ci ospitava, ci siamo ritrovati in una zona che sembrava un campo di battaglia, gli edifici crivellati di colpi, le finestre allargate dalle bombe, all’inizio c’era pochissima gente per strada, i segni di vita umana erano le parabole satellitari, i panni stesi, qualche bambino si affacciava e tornava subito dentro casa.

La strada principale del quartiere si chiama “Syriastreet” o “Rue du Syrie” ed è la linea del fronte, da una parte la zona sunnita, dall’altra gli alawiti, dietro partiti e movimenti religiosi che si combattono e si arricchiscono sulla pelle di questa gente. Chi sta coi ribelli, chi con Assad, è tutto un quartiere in stato di povertà che si fa la guerra da quarant’anni con milizie, comandanti militari, affiliati, morti ammazzati, eppure hanno in comune la stessa acqua sporca, la stessa aria inquinata, la stessa terra distrutta.

“Grazie che siete venuti” c’hanno detto gli abitanti del posto, “qui non viene mai nessuno, qui stiamo cercando di dare una nuova foto di questi posti, sono crivellati di colpi, sono massacrati, ma noi non amiamo la guerra, noi siamo un popolo per la pace».

Da un po’ di tempo i ragazzi che prima si combattevano e vendevano motorini per comprarsi Kalashnikov, stanno cercando di fare musica insieme, teatro, aprendo locali in comune.

Una nuova generazione sta dicendo “Basta!”, sta inaugurando una fase di conciliazione e ha bisogno di crescere.

«Non fotografate nessuna postazione militare, né soldati, né gente armata e non date mai la mano in pubblico alle donne, nemmeno per un saluto» si erano raccomandati gli organizzatori del viaggio. Nella retrovia della guerra è tutto un azzardo, stare insieme, ballare, cantare, la direttrice del centro culturale che ci ha invitato ha fatto tanto per conquistare la fiducia delle comunità e non voleva fare passi falsi. Ma poi, dopo tre giorni insieme, dopo il concerto finale, le donne col velo, le mamme dei ragazzi, che prima non potevamo avvicinare per paura di chissà cosa, le abbiamo visto che urlavano dalla gioia, alzavano le mani al cielo, venivano loro ad abbracciarci, a fare selfie, a dirci: «Grazie per aver fatto stare bene i nostri figli, per averli fatti sentire importanti». Grazie a voi di esistere, nuove stelle del Libano.

 

 

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